La valle dei lupi

18 lug


“Ogni azione suicida accresce la nostra impotenza e debolezza.
È per questo che i nostri nemici desiderano che il numero di queste azioni aumenti. Addirittura potrebbero aver organizzato queste azioni essi stessi.”
Sono le parole pronunciate nel film “La valle dei lupi” (titolo originale: Kurtlar Vadisi Irak) dallo sceicco Kerkuki, personaggio che si fa esempio di un Islam illuminato.

Nella scena da cui sono estrapolate, lo sceicco cerca di distogliere una giovane sposa dall’intraprendere un’azione kamikaze. La ragazza pensa a questo gesto drammatico dopo essere sopravvissuta ad una strage durante i festeggiamenti per il suo matrimonio; il riferimento è ad un episodio realmente accaduto, in cui persero la vita oltre 40 civili: il bombardamento, da parte dell’aviazione statunitense, di una festa nuziale nel villaggio di Moukaradib (regione di Al-Qaëm, nell’Ovest dell’Iraq) nel maggio 2004.
Kamikaze per vendetta, quindi.


Il film, confezionato paradossalmente secondo gli stessi canoni, stereotipi ed eccessi tipici del cinema di guerra hollywoodiano, ci offre una prospettiva ribaltata di ciò che siamo abituati a vedere secondo il punto di vista occidentale, e americano in particolar modo. Con un budget di 8.4 milioni di euro, all’uscita nel 2006 si presenta come il film più costoso nella storia del cinema turco e batte tutti i record d’incasso in Turchia. Le vicende raccontate, tra realtà e finzione, mostrano le efferatezze americane in Iraq (tra cui le violenze nella prigione di Abu Ghraib) e prendono l’avvio da un avvenimento che, nel luglio 2003, scosse molto il popolo turco: l’arresto da parte dell’esercito statunitense di undici membri delle forze speciali turche alleate, a Souleimanieh, nel Nord dell’Iraq.
I soldati furono portati via dal loro quartier generale, sotto minaccia di arma da fuoco e con il capo coperto con sacchi di juta, e trattenuti per sessanta ore.

“Il nostro film è una sorta di azione politica. Forse il 60 o 70 per cento di ciò che accade sullo schermo è di fatto vero. La Turchia e l’America sono alleati, ma la Turchia vuole dire qualcosa al suo amico. Vogliamo dire l’amara verità. Vogliamo dire che questo è sbagliato.”, ha precisato lo sceneggiatore Bahadir Ozdener.
Il regista, Serdar Akar, è andato oltre e ha detto che il film avrebbe dovuto promuovere un dialogo tra le religioni; tuttavia, come prevedibile, “La valle dei lupi” non ha evitato di subire dure critiche, soprattutto di antiamericanismo e antisemitismo.


di Tania Morra

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