Polemiche sul nuovo The Wall. Waters: “Contro il bombardamento a cui siamo tutti soggetti per i conflitti tra ideologie”

1 Ott

The Wall, il muro reso dai Pink Floyd l’emblema di tutti i muri fisici e mentali che l’uomo pone tra sé e il mondo, è stato oggetto di polemiche per il nuovo show portato in scena da Roger Waters. Dall’imponente schermo di ottanta metri, una delle sequenze video che accompagnano il concerto prevede una pioggia di simboli religiosi e loghi aziendali sganciati da bombardieri B52.
Tra le icone, la stella di David.
Sono state perciò mosse all’artista accuse di anisemitismo da parte di Abraham H. Foxman, direttore dell’ Anti-Defamation League.
Waters ha replicato sottolineando come la stella di David sia solo uno dei simboli ad apparire – tra cui anche il crocifisso, la falce e martello, la mezzaluna e stella, il logo Mercedes, il simbolo del dollaro e della compagnia petrolifera Shell – e il suo messaggio voglia essere contro tutte le divisioni create da conflitti ideologici.

D’altra parte, l’ex-leader dei Pink Floyd non ha mai mancato di manifestare apertamente le proprie posizioni politiche, anche riguardo al “muro” israeliano, la barriera di separazione su cui, in occasione di una sua visita in Israele nel giugno 2006, il musicista ha scritto “Tear down the wall”, una frase tratta dal brano “The Trial” della rock opera “The Wall”.

La replica di Roger Waters su Facebook:

“In a recent news item on Foxnews/online, subsequently abridged in The London Evening Standard, Abraham Foxman, head of the ADL, (Anti-Defamation League) in the USA, accuses my new production of “The Wall” and by implication me, of anti-Semitism. A serious charge that demands a response. Had Mr Foxman come to my show before passing judgement and commenting publicly he might, I hope, have held his peace, as there is no anti Semitism in “The Wall” show. The song to which he refers, “Goodbye Blue Sky”, describes how ordinary people, military and civilians alike, suffer trauma in the aftermath of war. The visuals that accompany the song show waves of B52 bombers dropping various symbols from bomb bays on a war ravaged landscape. The symbols are: in no particular order, a Crucifix, a Hammer and Sickle, a Star of David, A Crescent and Star, a Mercedes sign, a Dollar sign, and a Shell Oil sign. Mr Foxman’s concern was that potentially the juxtoposition of a Star of David and a Dollar sign might incite hatred of Jews.  Contrary to Mr Foxman’s assertion, there are no hidden meanings in the order or juxtaposition of these symbols.  The point I am trying to make in the song is that the bombardment we are all subject to by conflicting religious, political, and economic ideologies only encourages us to turn against one another, and I mourn the concommitant loss of life. In so far as The Wall has a political message it is to seek to illuminate our condition, and find new ways to encourage peace and understanding, particularly in the Middle East.
Incidentally, being from England, I had never heard of the ADL until today, but I have googled them and I see from their mission statement of 1913 that their brief is not only to defend the Jewish people from defamation, but also, and I quote, ” to secure justice and fair treatment to all citizens alike and to put an end forever to unjust and unfair discrimination against and ridicule of any sect or body of citizens”. Perhaps we should all focus on that lofty ideal and stop cowering in our corners throwing stones at one another.”


“In un articolo recente su Foxnews/online, in seguito ridotto in The London Evening Standard, Abraham Foxman, capo della ADL (Anti-Defamation League) negli USA, accusa la mia nuova produzione di “The Wall” e implicitamente me, di antisemitismo. Una grave accusa che richiede una risposta.
Se il signor Foxman fosse venuto al mio show, prima di esprimere un giudizio e commentare pubblicamente, egli avrebbe potuto, mi auguro, tranquillizzarsi del fatto che non c’è antisemitismo nello spettacolo “The Wall”. La canzone a cui si riferisce, “Goodbye Blue Sky”, descrive come la gente comune, militari e civili allo stesso modo, soffrano traumi a seguito di una guerra. Le immagini che accompagnano la canzone mostrano ondate di bombardieri B52 far cadere vari simboli dai vani-bombe su un paesaggio devastato dalla guerra. I simboli sono: in nessun ordine particolare, un crocifisso, una falce e martello, una stella di David, una mezzaluna e stella, un logo Mercedes, il simbolo del dollaro e della compagnia petrolifera Shell. La preoccupazione del sig. Foxman è stata che la giustapposizione di una stella di David e del simbolo del dollaro avesse la potenzialità di istigare odio per gli Ebrei.
Contrariamente a quanto afferma il sig. Foxman, non ci sono significati nascosti nell’ordine o nella giustapposizione di questi simboli. Il punto che sto cercando di affermare nella canzone è che il bombardamento a cui siamo tutti soggetti per i conflitti tra ideologie religiose, politiche ed economiche non fa che spingerci uno contro l’altro, e mi affligge la concomitante perdita di vite. Nella misura in cui The Wall ha un messaggio politico, questo è di cercare di fare luce sulla nostra condizione e trovare nuovi modi per favorire la pace e la comprensione, in particolare in Medio Oriente.
Per inciso, essendo inglese, non avevo mai sentito parlare della ADL fino ad oggi, ma li ho cercati su Google e vedo dalla loro dichiarazione di missione del 1913 che il loro scopo non è solo quello di difendere il popolo ebraico dalla diffamazione, ma anche, e cito, “garantire la giustizia e il trattamento equo di tutti i cittadini e di porre fine per sempre all’ingiusta ed iniqua discriminazione e alla ridicolizzazione di qualsiasi setta o gruppo di cittadini”. Forse dovremmo tutti concentrarci su questo nobile ideale e smetterla di rannicchiarci nei nostri angoli a lanciare pietre l’uno contro l’altro.”


di Tania Morra

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Musulmano e disabile, Silver Scorpion è il nuovo eroe dei fumetti

1 Ott

Una nuova striscia che sarà scaricabile gratuitamente dalla rete e che verrà distribuita in circa 50.000 copie inizialmente in Siria e, a seguire, anche in altri Paesi del Medio Oriente. Un progetto che si pone lo scopo di promuovere l’integrazione tra le nuove generazioni americane e musulmane, affidandosi ai superpoteri di un eroe fuori dal comune: un ragazzo musulmano che, dopo l’esplosione di una mina, si ritrova condannato ad una sedia a rotelle ma scopre di avere un nuovo potere, quello di controllare il metallo con il pensiero.
La prima uscita è programmata per la fine di novembre e la striscia sarà visibile sui siti dell’associazione benefica Open Hands e di Liquid Comics, compagnia americana di fumetti che vanta collaborazioni con registi come John Woo, Shekhar Kapur e Guy Ritchie.

Le storie di Silver Scorpion, questo il nome del supereroe che sarà l’alter-ego del ragazzo, nascono dalle idee di un gruppo di giovani disabili americani e siriani.
Il cofondatore e amministratore delegato di Liquid Comics, Sharad Defarajan, li ha incontrati, invitandoli ad esprimere i propri desideri e le proprie fantasie sulla possibilità di avere dei superpoteri. Le risposte sono state sorprendenti e lontane sia da quanto comunemente si accosta alla figura del supereroe – essere invincibili, volare, leggere il pensiero – sia da ciò che potesse essere relativo alla guarigione dal proprio handicap.

L’idea del progetto si deve, invece, al magnate Jay T. Snyder, ispirato dalle parole di Barack Obama di apertura al mondo musulmano, in occasione del discorso di insediamento nel gennaio 2009.

di Tania Morra

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Islam e social network: l’ultimatum a facebook

20 Lug

Il popolo musulmano di facebook si infiamma sul blog ufficiale del social network per la disattivazione di alcune pagine, a tema religioso, che complessivamente arrivavano a contare 2.5 milioni di fan. Minaccia, perciò, di disertare facebook se non verranno accolte entro il 21 luglio le richieste avanzate, ossia:
riattivare le quattro pagine che sono state disattivate;
l’aggiunta di una norma di facebook che renda illegale mancare di rispetto dei simboli religiosi islamici;
la disattivazione di qualsiasi pagina di facebook, gruppo o evento che dimostri mancanza di rispetto, diretta o indiretta, verso i simboli religiosi islamici.
Intanto, proliferano i social network alternativi dove far convergere la comunità islamica sulla rete, come Madina e Ikwhanbook.com.

I commenti originali sul blog:

(http://blog.facebook.com/blog.php?post=401272117130&comments)

Facebook Admins, Moderators, Mark Zuckerberg, Dustin Moskovitz, Sheryl Sandberg, and Matt Cohler;

Although you have attended the world’s best communication skills courses you have been most successful in growing great hatred and hostility between you and Muslims around the world, but seriously this time you have caused an almost unrepairable damage.

Only a few weeks after your irresponsible behavior during the Everybody Draw Mohammed Day events you most aggressively removed four of the largest Islamic Facebook Pages of total fans/likes over 2.5 million Facebook members. That happened on the morning of Thursday 8th July, 2010.

These four Facebook pages were totally peaceful and free of any hate speech, but you removed it ignoring the feelings of more than 2.5 Million Facebook Muslims and disrespecting over 1.5 Billion Muslims worldwide.

And now since that is what it had come down to you, with your irresponsibility and fake preach of freedom of speech, have left us no other choice other than permanently boycotting Facebook. And now we are giving you a 2 weeks notice – ending at midnight of 21st July, 2010 – to fulfill our demands or else we will leave Facebook….

Our demands are:

1- Reactivating the four pages that have been disabled
2- Adding a Facebook Term that illegalizes disrespecting Islamic religious symbols
3- Disabling any Facebook Page, Group, or Event that shows direct or indirect disrespect towards Islamic religious symbols

The pages that were unfairly removed are:

Facebook.com/Rassoul.Allaah – About 1,600,000 Likes
Facebook.com/Logo.Ramadan – About 600,000 Likes
Facebook.com/Love.Mohammed – About 200,000 Likes
Facebook.com/Quran.Lovers – About 70,000 Likes

di Tania Morra

La valle dei lupi

18 Lug


“Ogni azione suicida accresce la nostra impotenza e debolezza.
È per questo che i nostri nemici desiderano che il numero di queste azioni aumenti. Addirittura potrebbero aver organizzato queste azioni essi stessi.”
Sono le parole pronunciate nel film “La valle dei lupi” (titolo originale: Kurtlar Vadisi Irak) dallo sceicco Kerkuki, personaggio che si fa esempio di un Islam illuminato.

Nella scena da cui sono estrapolate, lo sceicco cerca di distogliere una giovane sposa dall’intraprendere un’azione kamikaze. La ragazza pensa a questo gesto drammatico dopo essere sopravvissuta ad una strage durante i festeggiamenti per il suo matrimonio; il riferimento è ad un episodio realmente accaduto, in cui persero la vita oltre 40 civili: il bombardamento, da parte dell’aviazione statunitense, di una festa nuziale nel villaggio di Moukaradib (regione di Al-Qaëm, nell’Ovest dell’Iraq) nel maggio 2004.
Kamikaze per vendetta, quindi.


Il film, confezionato paradossalmente secondo gli stessi canoni, stereotipi ed eccessi tipici del cinema di guerra hollywoodiano, ci offre una prospettiva ribaltata di ciò che siamo abituati a vedere secondo il punto di vista occidentale, e americano in particolar modo. Con un budget di 8.4 milioni di euro, all’uscita nel 2006 si presenta come il film più costoso nella storia del cinema turco e batte tutti i record d’incasso in Turchia. Le vicende raccontate, tra realtà e finzione, mostrano le efferatezze americane in Iraq (tra cui le violenze nella prigione di Abu Ghraib) e prendono l’avvio da un avvenimento che, nel luglio 2003, scosse molto il popolo turco: l’arresto da parte dell’esercito statunitense di undici membri delle forze speciali turche alleate, a Souleimanieh, nel Nord dell’Iraq.
I soldati furono portati via dal loro quartier generale, sotto minaccia di arma da fuoco e con il capo coperto con sacchi di juta, e trattenuti per sessanta ore.

“Il nostro film è una sorta di azione politica. Forse il 60 o 70 per cento di ciò che accade sullo schermo è di fatto vero. La Turchia e l’America sono alleati, ma la Turchia vuole dire qualcosa al suo amico. Vogliamo dire l’amara verità. Vogliamo dire che questo è sbagliato.”, ha precisato lo sceneggiatore Bahadir Ozdener.
Il regista, Serdar Akar, è andato oltre e ha detto che il film avrebbe dovuto promuovere un dialogo tra le religioni; tuttavia, come prevedibile, “La valle dei lupi” non ha evitato di subire dure critiche, soprattutto di antiamericanismo e antisemitismo.


di Tania Morra

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Imam Muda, dalla Malesia il reality religioso

14 Lug


La Malesia conferma di avere una comunità islamica tra le più aperte e manda in onda, con grande successo di ascolti, un reality il cui scopo è trovare un leader religioso di grande personalità e capace di rivolgersi alle nuove generazioni.
“Un approccio rinfrescante all’Islam” secondo l’esperto di media Azman Ujang, in risposta anche al sorgere recentemente di tendenze più conservatrici e fondamentaliste.


Imam Muda, o Young Imam, è il nome del programma, dove i concorrenti sono aspiranti Imam, seguiti con grande passione nelle loro prove anche da un pubblico femminile, che li vede come generi e mariti ideali. Fioccano così le proposte di matrimonio per i giovani, che si contendono un viaggio alla Mecca e una borsa di studio per l’Università di Medina in Arabia Saudita.


E mentre i fan club e le pagine loro dedicate si moltiplicano, da più di un mese questi dieci ragazzi, tra i 18 e i 27 anni, si sfidano sui precetti e gli insegnamenti dell’Islam, dalla recitazione dei versetti del Corano alle abluzioni di cadaveri, a dimostrazioni estemporanee della propria capacità di persuasione nel far desistere i giovani da comportamenti illeciti.
A giudicarli l’ex Grande Imam della moschea nazionale di Kuala Lumpur, Hasan Mahmood.

di Tania Morra

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Il primo vino “Alcohol Free” per il mondo Musulmano (Prosecco Italiano)

23 Giu

Chiunque conosca un po sul mondo del vino ha sentito parlare del famoso “Prosecco” italiano, ma la novità è che qualcuno si è preoccupato di portare questo delizioso vino frizzante verso i paesi dell’Est, dove l’alcol non è gradito. Il nome di questo vino prosecco molto speciale è “Isabella Ice” ed è prodotto dalla società Iris Vigneti in provincia di Treviso, Italia. Cogliendo l’occasione di un evento internazionale nel Greek Golf Yacht Club tenuto a Dubai a pochi giorni fa, 21 giugno, il “Isabella Ice” è stato presentato ufficialmente.

I creatori di questo vino, Isabella e Loris Casonato hanno avuto il compito di creare un vino adatto per il pubblico musulmano,comel risultato di un’inchiesta con il fine di aprire nuovi mercati, il vino è stato creato dopo aver ricevuto diverse ordini da diversi  sceicchi e califfi degli Emirati Arabi, che di solito bevono bevande “Alchol Free” quando fanno dei business.

“Ho pensato che come produttore di vino è la mia responsabilità di garantire che nei paesi del medio ognuno ha l’opportunità di gustare il sapore del Vino reale.” Isabella dice.
Il vino è succo d’uva microfiltrata,  trasparente e frizzante che è ideale per la popolazione islamica, buono per i bambini e le donne incinta.

Patrick Espinosa Escobar

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La barba lunga è obbligatoria a Mogadiscio, la musica alla radio è vietata

22 Giu

Si dice che i ribelli del Partito islamico somalo, il quale controlla una parte di Mogadiscio, hanno dichiarato pubblicamente che sarà obbligatorio per gli uomini nella città, lasciarsi crescere la barba e tagliarsi i baffi, proprio come vuole la tradizione islamico salafita.

Secondo le informazioni raccolte dal sito locale “Mareeg” Moallim Mohamed Hashi Farah, governatore della zona della capitale somala che è sotto il controllo del partito islamico ha avuto questa mattina una conferenza stampa in cui ha ordinato a tutti gli uomini della città a lasciasi crescere la barba e tagliarsi i baffi, seguendo la base della tradizione lasciata dal profeta Maometto.

Colui che non rispetterà questa legge sarà punito, ha affermato Farah, un membro del gruppo guidato dallo sceicco Hasan Daher Away, che a sua volta è collegato ai “Shabab”, lo stesso gruppo che pochi mesi fa ha vietato la trasmissione di qualsiasi tipo musica  nelle stazioni di radio private.

Patrick Espinosa Escobar

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Amore, sessualità e matrimonio nell’islam: Il nuovo libro di Waleed Saleh

21 Giu

Il libro si propone di chiarire molti aspetti sconosciuti come: sessualità, omosessualità, ablazione sessuale femmina, matrimonio, hijab, l’adulterio, il divorzio, ecc. della cultura islamica, come pure provare a correggere opinioni erronee e stereotipi su di esso,fornire dati ed informazioni di prima mano su concetti e pratiche radicate in alcune società  nel mondo arabo e musulmano che si trovano in un po ‘lontano dagli occhi occidentali. Elementi considerati tabù per la ricerca, come ad esempio i diversi tipi di matrimonio segreto che si praticano negli ambienti chiuso e lontani dai ricercatori e dei media.

Alkhalifa Waleed Saleh è nato in Iraq nel 1951 nella città di Mandali città che è stata distrutta e abbandonata dai suoi abitanti durante la guerra tra l’Iran e l’Iraq. Ha una laurea in Studi arabi presso l’Università di Baghdad. In 1978 fu costretto a lasciare il suo paese e fu esiliato prima in Marocco e poi in Spagna nel 1984, si è dottorato presso l’Università Autonoma di Madrid (UAM), dove attualmente insegnamento come professore. Ha tradotto in arabo a Gabriel García Márquez ed altre opere spagnole. È autore di diversi libri sulla didattica della lingua araba come: Un secolo e mezzo di teatro arabo (2000), Racconti popolari arabi (2003), l’invasione dell’Iraq
occupazione e caos (2005). E ‘un assiduo collaboratore dei mezzi di comunicazione in Spagna e nel mondo arabo.

Patrick Espinosa Escobar

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La finanza islamica vede un grande potenziale in Spagna e America Latina

19 Giu

La Banca islamica di sviluppo (BIS) crede che la Spagna e l’America Latina hanno “un grande potenziale” per la finanza governata dalla sharia (legge islamica), che ha subito una forte crescita negli ultimi dieci anni e hanno anche attratto l’interesse dopo la crisi finanziaria globale.

“La Spagna ha grandi potenzialità perché è un membro della Unione europea e ha inoltre ottimi collegamenti con l’America Latina “, ha detto oggi nel corso di una intervista, Efe Sami Ibrahim Al-Suwailem, vice direttore dell’Istituto islamico della ricerca e la formazione (RIIT, il suo acronimo in inglese) della BIS.

Al-Suwailem è a Madrid per partecipare tra oggi e il Giovedi al seminario internazionale “Oltre la Crisi: Finanza Islam nel nuovo ordine finanziario “, organizzato per l’istituto de empresa Business School a Madrid, la Casa araba e King Abdulaziz University in Arabia Saudita. La finanza islamica si basa sul corano, motivo per cui le banche islamiche non possono raccogliere o pagare interessi, mentre non possono finanziare progetti relative al gioco d’azzardo, armi da fuoco o alcool. Tuttavia, al-Suwailem, “Le finanze islamiche non sono solo per i musulmani. Il divieto di usura non è Musulmano. La fede Cristiana, l’ebraica, e tutti religioni divine sostengono questo principio. Si tratta di un principio etico universale “.

Secondo la Casa Araba, oltre 500 istituzioni coinvolte attualmente in oltre 75 paesi in questo tipo di finanza hanno cresciuto ad un tasso annuo fino al 20 per cento, guidato da aste successive nel petrolio del Golfo Persico. Con questa espansione, che ha ormai ha raggiunto l’Europa, Africa, gli Stati Uniti Stati Uniti e l’Asia, le attività del sistema bancario islamico, che si concentrano sulla produttività e respingono la speculazione finanziaria, sono pari a 951 000 milioni di euro alla fine del 2008.

“Molte banche islamiche si stanno aprendo filiali in tutto il mondo. Sarebbe una buona occasione per invitare queste banche ad investire in Spagna “, ha detto l’esperto della BIS, un ente di proprietà del Stati sovrani con sede nella città saudita di Jeddah.
A differenza di altri paesi europei come il Regno Unito, dove le banche islamiche sono state rafforzate attraverso la creazione di cinque banche dal 2004, in Spagna ancora non si sono concretizzate le operazioni specifiche nonostante l’interesse manifestato da parte di società bancarie.

Tuttavia, Al-Suwailem ha visto in Spagna, dove abitano circa 1,5 milioni di Musulmani, un “grande potenziale” per la finanza islamica, a causa della sua posizione “strategica” per i suoi legami con l’America America e la sua vicinanza ai paesi arabi come il Marocco e l’Algeria. “Credo che la Spagna sarebbe una porta (per entrare) non solo nell’Europa,  ma anche in America Latina “, ha detto l’esperto, a sottolineare che l’accesso al mercato spagnolo è ancora limitato da “questioni legali relative alle imposte “.“Per esempio, se un cliente vuole comprare una casa. La banca compra la casa e la vendere al cliente a un prezzo di mercato. Se si applicano le leggi della legislazione fiscale, significa che si pagano le tasse due volte, in quanto la banca paga le tasse prima e poi i clienti che acquistano le case. Questo sarebbe molto costoso”.

Il capo della RIIT ritiene anche buono il potenziale in America Latina, dove esiste una grande comunità Araba-Musulmana, specialmente in Brasile, “Un paese dove  ci sono molti arabi che sono emigrati dal Libano e Siria … ” L’esperto ritiene inoltre che la regione potrebbe avere voglia di provare qualcosa di diverso e nuovo, dopo la crisi sostenute dai paesi come l’Argentina negli anni ottanta e anni novanta del secolo scorso.

Secondo il deputato, dopo aver limitato la loro partecipazione nelle attività speculative degli istituzioni convenzionali, le finanze islamiche, “sono state meno colpite dalla crisi finanziaria internazionale”. Al-Suwailem afferma che le banche islamiche dovrebbero lanciare il messaggio, “dobbiamo ricostruire i principi etici e morali della finanza.”

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